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Pole dance e acrobatica aerea: sfatiamo il mito dell’età.

1024 768 Elena Canti

“Aaahhh, se fossi stata più giovane l’avrei fatto”. Quante volte ve lo siete dette? Sicuramente se state leggendo questo articolo è perché vi sentite troppo vecchie per intraprendere una disciplina come la pole dance o l’acrobatica aerea, ma allo stesso tempo sperate che qualcuno vi dica che vi sbagliate, che invece potete farlo.
In molti direbbero che le vostre sono solo scuse, che se una persona vuole veramente una cosa nulla la può fermare. Ma onestamente credo non sia proprio così. Lo so, forse sono un po’ controcorrente, ma bisogna anche riconoscere che le persone che oggi hanno fra i 40 e i 55 anni portano sulle spalle un bagaglio culturale e valoriale completamente differente da quello di una ragazza di 24 anni, quale sono io. È il caso di dire “sono cambiati i tempi”, ma questa volta in meglio.

Noi figli dell’estetica, schiavi dei social dove è quasi più importante apparire che essere, siamo subito pronti a criticare chi dopo una certa età non si prende cura di sé e del proprio corpo, trascurando la propria immagine. È facile prendere come esempio la nonnina ultraottantenne che qualche anno fa si è esibita in una performance di ballo a Britain’s Got Talent e dire alla gente “se ce la fa lei puoi farcela anche tu”. Ma parliamoci chiaro: quante ce ne sono realmente come lei? (Se non sapete di cosa sto parlando, o se volete rivedere la sua performance, vi lascio il video qui sotto).

È ovvio che lo scopo di questo articolo, alla fin della fiera, sia quello di dirvi che certo, voi potete fare qualsiasi cosa vogliate, indipendentemente dall’età. Ma questo lo potete trovare scritto in qualsiasi altro articolo online. Quello di cui avrei più piacere approfondire, invece, è il perché. Perché tante donne di oggi credono di non potercela fare, e vengono scoraggiate praticamente da loro stesse. Ah, ovviamente si parla di casistiche che rientrano nella normalità; non posso di certo assicurarvi che vincerete il campionato del mondo, ma sicuramente potete diventare delle buone atlete. E soprattutto divertirvi, che è la cosa più importante.

Il fattore generazionale:

Credo sia giusto ricordare che le donne comprese nell’età di cui parlavamo prima (40-55 anni) sono state cresciute da quelle che per la mia generazione sono ormai le nonne. Erano altri tempi, in cui nella maggior parte dei casi l’espressione della femminilità terminava nel momento in cui si metteva al mondo un figlio. Da allora ciò che veniva chiesto (o imposto) ad una madre era di occuparsi esclusivamente della propria famiglia, senza farsi troppi problemi se ciò significava trascurare completamente sé stesse. Per le donne di quei tempi non c’era spazio per il divertimento, ma perché probabilmente nemmeno lo avevano mai conosciuto veramente. Erano i tempi duri della guerra, di un’Italia povera che ben poco si poteva permettere. È dunque normale, ad oggi, che molte donne si sentano titubanti ad inseguire un sogno. Perché semplicemente non hanno mai visto i propri genitori farlo. E sappiamo bene quanto la mentalità e lo stile di vita di un genitore possano influire sulle scelte e sulla psicologia di un figlio, anche se quest’ultimo può permettersi condizioni più agiate. Lo vedo nei miei genitori, che per mesi non hanno detto a mia nonna di essersi iscritti in palestra per paura che lei gli dicesse che stavano solo buttando i propri soldi. Sappiamo che la pensa così, ma non gliene facciamo certo una colpa: è solo figlia del suo tempo.

Però c’è da dire che il bello di una palestra non sono solo i corsi che offre, ma anche le persone che la frequentano, con tutte le loro storie che ancora ci devono raccontare. Sì, lo so che le persone si possono trovare anche in tanti altri posti, ma fidatevi: sono tutti più gentili quando non hanno più energie in corpo. E, a proposito di storie, volevo raccontarvi di Daniela. Arrivo sempre in anticipo in palestra, un po’ perché mi piace guardare gli altri corsi, un po’ perché ho sempre l’ansia di essere in ritardo. Quel giorno la sala in cui avrei dovuto allenarmi era ancora occupata dalle ragazze della danza classica. Che più che ragazze sono donne. Fra cui, come avrete intuito, Daniela. Per chi non la conoscesse posso solo dire che è una riserva di energia infinita, di quelle che la sera si sparano tre ore di corsi consecutive e la mattina dopo si alza alle sei per andare a lavorare (alla faccia delle ventenni, fra cui ricordo, me compresa). La osservavo danzare col sorriso sulle labbra, anche perché in tutti gli anni che la conosco difficilmente l’ho vista triste. Bhe, quel giorno, salutandomi, il suo sorriso si è tramutato in emozione, e con gli occhi un po’ lucidi mi ha detto: “Sai Elena, per tanti quello che faccio è normale, ma per me è un sogno che si avvera. È da quando ero bambina che volevo fare danza, ma i miei genitori non potevano permettersi di iscrivermi ad un corso. E così lo sto facendo adesso, a 50 anni”. Io quel momento lo ricorderò sempre, e ringrazio Daniela per aver condiviso questo con me e per avermi insegnato così tanto con così poco. Questa donna è un esempio per tutte noi, e ho voluto condividere la sua storia in questo blog affinché anche voi possiate farne tesoro.

Insomma, quello che voglio dirvi con questo articolo è: se vi rende felice, fatelo! Se vi incuriosisce, fatelo! Poi magari non lo rifarete, ma intanto fatelo. È sempre un’esperienza, e la vita è fatta tutta di esperienze. Nel titolo faccio riferimento alla pole dance e all’acrobatica aerea perché fra le discipline che trattiamo sono quelle più fisicamente impegnative, e che quindi possono destare più dubbi e perplessità, ma ovviamente il discorso che sto facendo è applicabile a qualsiasi corso sportivo vogliate fare.

Il fattore fisico:

Per ora abbiamo parlato solo dei timori derivanti da fattori generazionali, ma una volta superati questi arriva veloce come un treno la classica domandona: “ma ce la faccio?”. È giusto e lecito che una persona si chieda se quello in cui si sta per buttare sia adeguato alle sue capacità e potenzialità fisiche, soprattutto se non pratica sport da un po’ di tempo. È chiaro che il corpo di una persona di 40 anni non presenta le stesse premesse di quello di una persona di 20. E questo indubbiamente conta, ma fino ad un certo punto. Forza e flessibilità sono infatti caratteristiche allenabili e migliorabili a tutte le età. Quello che invece cambia è il fattore tempo. Dovrete essere pazienti, e soprattutto non scoraggiarvi se a lezione vedrete ragazze più giovani di voi raggiungere risultati più velocemente. In tutti gli sport così tanto fisici la regola numero uno, da osservare come se fosse l’undicesimo comandamento, è sempre la stessa: rispettare il proprio corpo. Dategli il tempo di cui ha bisogno e un domani vi troverete a fare cose che nemmeno pensavate di poter fare. La paura di fallire è intrinseca nell’uomo, ma allo stesso modo è direttamente proporzionale alle grandi imprese che esso è in grado di compiere. Ricordatelo sempre.

Il fattore psicologico:

Il terzo motivo per cui solitamente le donne si scoraggiano ad intraprendere discipline come queste riguarda l’insicurezza. Di sé e del proprio corpo. La pole dance in particolare è infatti uno sport che per motivi tecnici richiede un abbigliamento decisamente minimal, in modo da permettere alla pelle nuda di fare presa sul palo. Molte donne, quindi, rinunciano a questo corso per non dover mostrare le proprie forme, di cui si vergognano. Ma il bello della pole dance è proprio che, così come la danza aerea, è uno sport definibile praticamente a corpo libero, vista la minima incidenza dell’attrezzo, palo o tessuto che sia. Questo vuol dire che i muscoli del corpo vengono sollecitati in maniera uniforme, senza prediligerne qualcuno in particolare come invece avviene nel tennis, dove si allena principalmente il braccio con cui si effettuano i tiri, o come nel calcio, dove i muscoli delle gambe sono quelli più soggetti a sforzo. La pole dance e l’aerea, invece, modellano il fisico per intero, restituendogli quella tonicità che spesso si perde con l’avanzare dell’età. Il che le rende delle valide alternative alla noiosa, classica e scontatissima palestra. Perché in una lezione di pole dance o di acrobatica aerea c’è molto più della sola fatica. C’è la musica, c’è il ballo, c’è il divertimento, e poi tutti quei movimenti sensuali. “E poi tutti quei movimenti sensuali”. Ecco trovato il secondo ostacolo di chi è introverso o si vergogna di sé. Ancora una volta questo è un problema che si accentua più nella pole che nell’aerea, ma vi invito sempre ricordare che il nome del corso è “pole gym”, non “strip club”. In molti tendono ancora oggi a fare confusione, associando questo sport e chi lo pratica alle donnine dalla moralità discutibile che si vedono nei film. Fidatevi, non si tratta di nulla di tutto ciò. Innanzitutto, come vi dicevo, la pole dance viene anche chiamata pole gym o pole sport. Questo perché la componente sportiva è quella predominante, a cui viene unito l’aspetto un po’ più sensuale che trasforma i singoli esercizi di forza in coreografia e spettacolarità.

Più che di sensualità, forse, sarebbe più giusto parlare di femminilità. E la femminilità non passa mai di moda. E soprattutto non svanisce con l’età. Quindi perché nasconderla? Siate fiere del vostro corpo, perché non è la taglia dei pantaloni che portate a definire la vostra bellezza. Scegliere uno sport del genere significa ritagliarsi un momento per sé stesse in quel grande caos che chiamiamo vita, dove ogni cosa sembra venire prima di noi. Della nostra felicità. Un momento in cui ci prendiamo cura del nostro benessere. E non parlo solo del corpo, ma anche della mente. Ho visto molte donne acquisire una sicurezza in sé stesse che non avrei mai pensato di vedere. Questo perché dopo un solo mese di lezioni erano già capaci di fare cose che la maggior parte delle persone della loro età non sa fare, e che nemmeno prova a fare. E ci riescono con lo stesso corpo in cui magari, solo un mese prima, non avevano la benché minima fiducia. Voi invece? Pensate di potercela fare? Io credo di sì.

Anche l’uomo vuole la sua parte.

Che barba. Donne che parlano di donne. Donne che parlano alle donne. Donne, donne e solo donne. Generalmente si parla sempre al femminile perché queste discipline vengono più che altro praticate (appunto) da donne. Ma, soprattutto negli ultimi anni, questi sport stanno aprendo le proprie porte anche al genere maschile (non che prima fossero chiuse, eh. È che prima erano le nostre menti ad esserlo). In questi casi la femminilità viene sostituita alla mascolinità, alla potenza dell’esercizio, dove l’esibizione punta a mettere in mostra tutta la fisicità dell’atleta (per la gioia delle donne). Ed eccoci che parliamo ancora di donne. Basta donne! Vi lascio con una foto di Michele, il nostro superman. Nonché il vostro testimonial. Qualche tempo fa è stato il suo compleanno e ha scattato questa bellissima foto, celebrando la sua età come un merito e non come un peso. 53 anni e guardate che fisico! Che dire… bravissimo Michele.

Spero che questo articolo vi sia piaciuto e che abbia potuto ispirarvi per intraprendere un nuovo capitolo della vostra vita: quello dedicato a voi stessi.

Per chi invece fosse interessato ad approfondire la questione pole dance maschile, vi lascio qui sotto un video di Giuseppe Siracusa, un’atleta professionista che ha visto la sua formazione proprio in Be Art Studio.

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